Partito di Alternativa Comunista

La dura lotta nei call center a difesa dei diritti e della salute

La dura lotta nei call center a difesa dei diritti e della salute

Intervista alla Rsu Almaviva Contact Center di Roma

 

 

 

A cura del Pdac Roma

 

 

 

Abbiamo intervistato la Rsu di Almaviva contact Roma. A voi la presentazione…

Siamo lavoratrici e Rsu del contact center Gse - gestito in appalto da Almaviva Roma - che da anni dirigono, insieme alle colleghe e ai colleghi, una dura lotta per la internalizzazione del servizio e contro le pratiche di appalto e subappalto che caratterizzano le attività di assistenza nel mondo delle telecomunicazioni. Inoltre, in questo anno di pandemia, siamo in prima linea a difesa della salute dei lavoratori contro il contagio da Covid-19.

 

Ci potete spiegare cosa è Gse (Gestore servizi energetici) e che tipo di lavoro svolgete per questo ente pubblico?

Il Gse è un ente controllato al 100% dal Mef e passato da poco sotto la guida del nuovo Ministero per la transizione ecologica. Siamo l’unico sportello sul mondo per il Gse e l’unico punto di interlocuzione che privati, aziende e PA hanno con Gse per la concessione di incentivi, gestione pratiche, pagamenti, dichiarazioni antimafia, accesso agli atti, per sintetizzare gestiamo a 360 gradi quello che riguarda le rinnovabili nel nostro Paese.

 

Da anni state portando avanti una dura lotta per la internalizzazione del servizio con grandi mobilitazioni e giornate di lotta. Ci potete raccontare i momenti salienti di questa importante battaglia e qual è lo stato dell’arte?

Nel 2015 abbiamo adito per le vie legali perché a nostro avviso l’appalto era illecito, gestito in tutto e per tutto da Gse e le aziende che si accaparravano l’appalto fallivano dopo poco e avevano solo il compito di farci la busta paga, mentre organizzazione del lavoro, know how, infrastrutture, formazione etc. erano gestiti direttamente dall’ente. Il tribunale di Roma ha emesso 3 sentenze che confermano quanto noi sosteniamo. Purtroppo però vi è un altro gruppo di lavoratori che oggi attendono giustizia e sono stati svenduti ad Almaviva contact, tristemente nota per il licenziamento di 1666 lavoratori poche settimane prima del nostro passaggio nella stessa. A livello sindacale abbiamo sempre lottato per essere internalizzati però purtroppo,  anche se costiamo meno da diretti dipendenti, e la qualità del servizio reso sarebbe migliore, non vi è stata la volontà politica di fare questa internalizzazione, e per noi è molto avvilente, in quanto si continua a favorire la nostra precarietà – in ogni cambio appalto come sappiamo ci sono licenziamenti, perdita di diritti etc. – anche se noi abbiamo sempre lottato per mantenere i diritti acquisiti e ci siamo anche riusciti,  e si favorisce il profitto alla qualità del servizio. Svilente soprattutto perché la politica si riempie la bocca di transizione e svolta green che crea nuovi posti di lavoro e investimenti a pioggia, per poi nei fatti affamare chi già da anni porta avanti questo settore strategico.

 

Nel marzo del 2020, a inizio pandemia, siete stati tra i primi a dichiarare sciopero a difesa della salute contro il contagio da Covid-19 e oggi state ancora lottando per evitare il rientro al lavoro in presenza. Ci potete raccontare questo anno di lotta a difesa della salute e a tutela dei vostri diritti anche nel nuovo mondo dello smartworking?

I call center sono dei veri e propri pollai, i droplet parlando per 8 ore al giorno poi sono pericolosissimi per il contagio, abbiamo iniziato lo sciopero a marzo 2020 in modo spontaneo, riconoscendo per primi la gravità di quello che stava accadendo; dopo 6 giorni di sciopero e il primo caso Covid in un sito italiano della società, l’azienda ha deciso di chiudere tutte le sedi. Abbiamo ottenuto di lavorare in smartworking anche se ci aspettavamo che una società che si occupa di informatica da sempre, fosse già pronta e veloce ad adattarsi allo smartworking, e invece ha impiegato quasi un mese per organizzarsi mentre noi siamo stati messi sotto regime di ammortizzatore sociale a 0 ore; alla fine lo smartworking è stato possibile solo perché noi abbiamo fornito tutti i nostri strumenti privati per poter portare avanti un servizio pubblico. Dopo mesi in questa condizione, abbiamo chiesto le dotazioni aziendali, prima volevano darci Pc fissi che poco hanno a che fare con lo smartworking, poi dopo una lotta tutti uniti per avere le dotazioni in linea con la tipologia di lavoro da casa, hanno deciso di dotarci di Pc portatili, però con il ricatto che ce li avrebbero forniti solo se accettavamo il controllo della prestazione. Così un anno dopo, a marzo 2021, ci siamo ritrovati di nuovo costretti a scioperare per rivendicare il diritto alla salute, perché il ricatto era poi diventato o si accettava il Pc portatile con controllo, oppure la riapertura della sede in piena pandemia dove subire tale controllo direttamente di persona. Dopo 2 settimane di sciopero abbiamo ottenuto di poter continuare a lavorare da casa, nessun controllo sulla prestazione, togliere la cassa integrazione a marzo con una percentuale massima del 20% ad aprile, l’impegno di un accordo collettivo sullo smartworking ed infine ragionare sulla distribuzione delle dotazioni sempre a partire da fine aprile.

 

Avete da sempre ritenuto fondamentale la solidarietà tra lavoratori con molti scambi di solidarietà anche internazionali. Pensate sia utile unire le lotte nel tentativo di abbattere questo sistema?

La solidarietà è un elemento fondamentale delle lotte, quando si inizia si tende a sentirsi isolati, e la solidarietà ti dà forza e non ti fa sentire solo, diventi consapevole che non sei l’unico a lottare contro un sistema malato. Siamo stati solidali noi per primi con tante vertenze, ad esempio con gli ex colleghi Almaviva, con i colleghi brasiliani di Almaviva do Brasil, le lavoratrici Transcom di Bari, gli operatori delle orchestre lirico sinfoniche etc. Al contempo abbiamo ricevuto in cambio anche tanta solidarietà, dalle stesse colleghe della Transcom, dai lavoratori Alitalia, di Aci informatica, dal Fronte di lotta No Austerity, e da quella sinistra vera che non siede nel parlamento borghese. Per noi oggi come ieri il motto «lavoratori di tutto il mondo unitevi» è più vivo che mai, solo uniti possiamo cambiare le cose.

 

 

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