Partito di Alternativa Comunista

MALAGROTTA 2 Imperversano scontri politici e interessi economici e a farne le spese saranno gli abitanti della Valle Galeria!

MALAGROTTA 2

Imperversano scontri politici e interessi economici

e a farne le spese saranno gli abitanti della Valle Galeria!

 

 

Il Partito di Alternativa Comunista sostiene la manifestazione dell’11 gennaio contro l’apertura della nuova discarica di Monte Carnevale organizzata dagli abitanti della valle.

 

di Daniele Cofani (operaio Alitalia)

 

 

 

Inizio d’anno all’insegna dell’incredibile per gli abitanti del quadrante ovest della Capitale, luogo che per anni è stato agli onori della cronaca per la discarica di Malagrotta, uno dei tanti mostri ecologici di cui si può «vantare» il Belpaese. Quando si parla di Malagrotta, ci si riferisce alla più grande discarica di rifiuti urbani mai esistita in Europa, con oltre 5000 tonnellate di rifiuti urbani scaricati al giorno nei terreni di proprietà dell’imprenditore romano Manlio Cerroni.

 

Gli interessi privati prima della salute degli abitanti

Una normativa europea, che vieta lo sversamento in discarica di rifiuti allo stato grezzo, ne obbligava la chiusura nel 2011, ma continue deroghe e proroghe hanno garantito l’operatività che ha generato ulteriore inquinamento senza alcun controllo. Nel gennaio 2013, a decretarne la chiusura, sono stati il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente del Lazio Nicola Zingaretti, messi alle corde dalla denuncia all’Italia (marzo 2013) presso la corte di giustizia europea da parte della commissione europea, appunto per il mancato rispetto delle norme in tema di rifiuti. Nel 2014 c’è stata un’ondata di arresti di politicanti ed imprenditori tra cui il patron Cerroni che ha continuato indisturbato a svolgere i suoi affari e solo alcuni mesi fa, è stato rinviato a giudizio per gestione abusiva di rifiuti e chissà se sarà mai condannato dalla giustizia borghese.

Tornando ad oggi, dopo 6 anni, sembra surreale che il 31 dicembre una delibera del Campidoglio, a firma della sindaca Raggi, dia il via libera all’apertura della nuova discarica nei terreni del Monte Carnevale di proprietà della New Green Roma srl (NGR), precisamente a 2 km dalla ex discarica romana di Malagrotta di cui, tra l’altro, si aspetta invano una bonifica. Questa scelta, da parte della sindaca, è figlia della continua «emergenza rifiuti» volutamente indotta al solo scopo di far digerire alla popolazione romana, ormai esausta, ogni tipo di soluzione, tra l’altro mettendo una contro l’altra intere comunità dei vari quadranti della Capitale e del Lazio. Non è immune da responsabilità il presidente della Regione Lazio Zingaretti, il quale, in questi anni, ha tenuto banco nei giochi politico-istituzionali sulle responsabilità della raccolta e smaltimento dei rifiuti nella Capitale, e proprio con la sindaca Raggi ha pattuito di recente le condizioni per la gestione dello smaltimento, condizioni che al momento hanno fatto giungere alla scelta del Monte Carnevale. Va ricordato che tali terreni, su proposta di NRG srl, sono stati recentemente bocciati come sito per smaltimento di rifiuti inerti ed amianto: ad oggi il sospetto è che tale passaggio sia stato funzionale ad ottenere le autorizzazioni per una discarica di servizio.

Fatto che rende ancora più surreale la vicenda, sono le motivazioni balbettate da alcuni consiglieri comunali ad una delegazione di attivisti dei comitati territoriali di Valle Galeria, presentatasi presso il Campidoglio nei giorni scorsi: è stato detto loro che la scelta di Monte Carnevale, a due passi da Malagrotta, è stata per il Comune «la scelta meno dolorosa» viste le condizioni pattuite di concerto con la Regione, che imponevano al Comune di trovare un sito all’interno del territorio romano entro il 31 dicembre; i consiglieri hanno concluso dichiarando che avrebbero riesaminato il caso solo di fronte ad «elementi ostativi comprovati».

Quando parliamo della Valle Galeria facciamo riferimento ad un territorio martoriato da decenni dal punto di vista ambientale, basti pensare che nel raggio di pochi chilometri si trovano l’ecomostro della discarica di Malagrotta, tuttora da bonificare, la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali, l’impianto Ama di Maccarese da cui partono e arrivano ogni giorno centinaia di camion, per non parlare della vicinanza dell’aeroporto «Leonardo Da Vinci» da cui decollano e atterrano in media più di 1000 aerei al giorno. Non è un caso che diversi studi,(1) anche di enti pubblici, certifichino una percentuale «statisticamente significativa» superiore alla norma, di malattie tumorali, circolatorie e respiratorie, tra gli abitanti della Valle Galeria.

 

Cambiano le giunte rimangono i problemi

Dire che la faccenda è surreale, è un eufemismo, dato che ci troviamo di fronte ad un piano ben stabilito che, dopo lunghi giri, torna a gamba tesa ad imporre alla popolazione romana una gestione dello smaltimento rifiuti basata solamente sul profitto. Sentirsi dire che un eventuale Malagrotta 2 sarebbe il male minore, fa inorridire e rende ancora più chiaro come profitto privato ed interessi politici camminino sullo stesso piano. Nel sostenere quindi gli attivisti dei comitati territoriali, che negli anni passati sono stati grandi protagonisti nella lotta per la chiusura di Malagrotta, diciamo loro che il giusto percorso da intraprendere dovrà certamente basarsi su studi, analisi e proposte, ma non potrà assolutamente essere scollegato da una forte mobilitazione popolare, per questo siamo al loro fianco e sosteniamo con forza la manifestazione dell’11 gennaio.

L’emergenza rifiuti che affligge la popolazione romana da decenni, mostra chiaramente come questo sistema economico e sociale, si regga solo sul profitto di pochi speculatori senza scrupoli a danno di intere comunità. Potrebbero essere tante le soluzioni ma chiaramente non porterebbero introiti ai soliti noti; esempio nazionale è la questione del Tav dove continuano da decenni a reprimere con la forza le rivendicazioni e le proposte della comunità della Val Susa solo perché non porterebbero nelle tasche, di un pugno di imprenditori, i miliardi di finanziamenti della comunità europea. La gestione dei rifiuti romana raffigura, appunto, un sistema marcio in cui la raccolta è affidata ad una società pubblica a carico della collettività (Ama), e lo smaltimento, il vero business del settore, è sempre di più affidato a società private il cui solo unico obiettivo è fare profitti in barba alle reali esigenze della collettività: è superfluo fare esempi!

Ama tra l’altro vive da anni una forte crisi gestionale ed economica e, pur essendo una municipalizzata, non garantisce né il rispetto delle condizioni dei propri lavoratori, né un servizio di qualità per la popolazione, anzi spesso la politica e i media cercano di mettere gli uni contro gli altri, lavoratori ed utenza: emblematico il recente attacco diffamatorio da parte di alcuni media nei confronti dei lavoratori dell’Ama, nel tentativo di addossare parte della colpa dell’emergenza dei rifiuti ai lavoratori, strumentalizzando sporadici ed ininfluenti casi. Ricordiamo che i lavoratori dell’Ama vivono le stesse condizioni di sfruttamento, precarietà, sottorganico, abbattimento delle tutele di salute e sicurezza, come in tutti gli altri settori di lavoro e questo perché, pur essendo una società pubblica, la sua gestione è sotto il controllo di un sistema politico/economico che tutela gli interessi della borghesia e non certo di chi quotidianamente ci lavora.

 

Un futuro diverso è possibile, uniamo le lotte

Come Alternativa Comunista sosteniamo le rivendicazioni dei comitati di lotta della Valle Galeria, concordiamo che possano esistere soluzioni, rispetto a quelle dettate da un’emergenza indotta, che diano alternative concrete per tutta la città di Roma. Basti pensare ad un efficiente ciclo di raccolta rifiuti differenziato, incentivando la raccolta porta a porta, con annessi impianti di riciclaggio. Noi crediamo che questo possa essere possibile ma che non basti all’interno di un sistema economico/sociale chiamato capitalismo che, anche nell’eventualità potesse elargire qualche concessione, sarebbe pronto a riprendersi tutto nel giro di pochi anni per alimentare il suo modello perverso che si basa sullo sfruttamento dei territori e dei lavoratori: la proposta di una Malagrotta 2 ne è un lampante esempio! Per questo rivendichiamo una gestione pubblica della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti attraverso la nazionalizzazione, sotto controllo dei lavoratori, delle varie società del settore, in cui, la selezione degli eventuali siti per le discariche, avvenga secondo criteri che garantiscano il rispetto dei territori e la salute della popolazione, e non finalizzata agli introiti di padroni e padroncini. Crediamo quindi che vadano al più presto unite tra di loro le lotte ambientali e del lavoro che imperversano sul territorio, da quelle dei lavoratori aeroportuali, dei lavoratori dell’Ama, dei contadini, con quelle a difesa del territorio contro l’ampliamento dell’aeroporto, contro la discarica di Campo Carnevale fino alla lotta a difesa del clima da parte degli studenti, con l’obiettivo di creare l’unica società possibile senza oppressioni e sfruttamento: una società socialista.

 

NOTE

1) http://www.ariambiente.it/roma-malagrotta-23-anni-di-valutazioni-epidemiologiche/

 

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